Mediterranean Lands Team

CRONACA IN DIRETTA DAL “GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI”

Due equipaggi italiani al Giro del mondo in 80 giorni

La sfida totale non è fare il giro del mondo.

La sfida è farlo con un auto d’epoca, partire da Palermo con una 1100 cabriolet del 1948 con soli 30 CV di potenza, è farlo con una Lancia Flavia coupé del 1964.

La sfida è trovarsi ogni giorno a dovere competere al fianco di Rolls Royce, Bentley, Lagonda, Ford, Marmon, Talbot, Packard, Chrysler, con cilindrate da 3000 a 5000 CC.

Di piccole ci sono solo una Mini Morris e una carrozzeria di Citroen 2C con un motore d’aereo.

La sfida è anche partire con il numero 17, che per non volere essere superstizioso, accetti lo stesso.

Eppure giorno dopo giorno è dal 1° Maggio che siamo fianco a fianco, inoltre fino alle porte di Pechino ho difeso la mia terza posizione in classifica con orgoglio e determinazione.

Poi la rottura del differenziale mi ha fatto retrocedere al 4° posto a soli nove minuti dal terzo.

Abbiamo percorso quasi 12.000 Km, abbiamo già attraversato mezza Europa e tutta l’Asia, percorrendo l’antica Via della seta come una carovana, che stavolta non è fatta di cammelli o bestie da soma, ma da belle auto d’epoca.

C’è con noi una Rolls Royce dall’aspetto di vecchia corriera postale, che fa da battistrada, c’è una Rolls Royce che per avere la targa PUF 3 è detta la macchina dei Puffi.

Si percorrono in media 450 chilometri al giorno.

Siamo partiti il 1° Maggio dal Tower Bridge da Londra e dopo un veloce attraversamento dell’Inghilterra, ed un’ora di traghetto sulla Manica siamo sbarcati in Francia ed arrivati alle porte di Parigi. Dopo la Francia iniziano le ostilità con un paio di prove speciali in Piemonte in Liguria, dove becco il primo minuto di penalità.

Altra penalità a Radda in Chianti a causa di un bel fiasco di vino, poi Ancona e nave per Igoumenitsa in Grecia.

Arrivo a Tessalonica e cominciano i guai: si rompe il sincronizzatore della 4° marcia e arrivo ad Istanbul solo con tre marce.

Per fortuna, grazie ad amici che mi hanno recapitato il ricambio e ad un bravo torniere turco che lo ha adattato si sistema il tutto.

Solo il tempo di salutare Michele Ingoglia che mi ha aiutato come navigatore fino ad Istanbul, e si riparte con a bordo Stelio Vartholomaios che continuerà l’impresa fino a New York.

Si attraversa la Turchia, la Georgia e poi il Caspio con una vecchia carretta che impiega ben 16 ore di navigazione.

Le strade sono adesso piene di buche, l’attraversamento dei villaggi è problematico, la benzina è con pochi ottani (spesso 70).

Al di là del Caspio, verso Oriente per parecchi giorni non sappiamo più in quale paese ci troviamo.

Ogni giorno una frontiera, interminabili burocrazie, monete delle quali non facciamo in tempo a conoscerne il valore.

Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakistan e Kirgizistan vengono attraversati in fretta.

Solo una sosta a Samarcanda e ne approfittiamo per visitare il Mausoleo di Tamerlano.

Dopo avere valicato il passo di Tasugast a 3.900 mt, entriamo in Cina e si inizia la lunga traversata della zona desertica a Nord del Taklamakan .

Alle prove speciali in Cina riusciamo a perdere solo pochi punti, ma a circa 1.000 chilometri da Pechino si rompe un semiasse e la scatola del differenziale; questo ci costa una ora e mezza di penalità e la perdita del terzo posto in classifica. Finiamo la tappa a Pechino in 4° posizione.

Passeremo fra giorni in America. Cercheremo di sistemare quanto più possibile unitamente all’altro equipaggio italiano, cioè Rita e Roberto Chiodi su Flavia coupè 64.

Non c’è allo stato attuale organo meccanico che non si sia guastato, ma siamo a Pechino.

Il motto è: Stringere i denti e tirare avanti.

A proposito di stringere, qui si stringe anche la cinghia; ho perso 5 chili.

 

Franco Ciriminna

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